della notte, di percorrere alla luce di uno splendido
plenilunio, gli austeri sentieri che portano alla Serra
Dolcedorme, per poi poter gustare , dall'alto del
tetto di Calabria, il sorgere dell'alba. Tutto ciò la notte
tra il 10 e l'11 gennaio '09 nell'ambito della
I°uscita stagionale del CAI di Castrovillari.
La base di partenza come al solito, è Colle dell'Impiso
ed al ritrovo siamo 21 anime.
Dopo un breve briefing, verso la una si parte e, sul
sentiero che porta ai piani di Vacquarro, le speranze
di un tempo clemente, sono alimentate dalla luna, che,
facendo capolino tra la coltre di nubi e la fitta nebbia,
ogni tanto rischiara il bosco e facilita il cammino del
gruppo che in fila indiana, procede alla tenue luce delle
torce frontali. Arrivati a Colle Gaudolino, purtroppo, le
speranze cadono, infatti veniamo accolti da un fitto
nevischio e da una densa ed avvolgente nebbia che
copre tutto ciò che ci circonda, in un
buio quasi oltre la notte, dove spicca
solamente il bagliore del fuoco che gli organizzatori,
hanno prontamente acceso nel piccolo rifugio. Dentro
di me c'è un misto di rabbia e delusione, insieme al
desiderio di continuare, che aumenta sempre più nello
constatare che anche qualcun'altro non vuole arrendersi.
E' passata circa un'ora, l'organizzazione ha deciso di
fermarsi, giustamente. Alla delusione ha contrapposto
la sicurezza, decisione avallata anche da un nutrito
numero di partecipanti, il quale ha visto nella rinuncia,
la giusta conclusione di questa escursione notturna.
Sei irriducibili non la pensiamo cosi, le gambe fremono,
la voglia di sfidare l'ignoto è tanta, la consapevolezza
di potercela fare è grande, il pensiero di attendere la
luce del giorno al rifugio, quasi inaccettabile. Cosi dopo
aver comunicato agli organizzatori che vogliamo tentare di
salire, ed averne avuto il consenso, Io, Massimo,
Giuseppe, Giancarlo, Carmelo e Gerardo
(sei ombre nella notte), alle 4,30 lasciamo il
piccolo rifugio e ci avviamo nel buio ad attaccare
il Monte Pollino.
Ben presto la sicura luce soffusa del rifugio scompare.
La montagna, man mano che procediamo, quasi a volerci
punire per averla sfidata, diventa sempre più
ostile: la visibilità è quasi nulla, il il nevischio ti sferza
il viso e lo sforzo aumenta
con lo sprofondare ad ogni passo, in quanto, il sentiero,
per l'abbondante nevicata,
è ormai inesistente e la neve molto alta , anche se le
ciaspole dell'instancabile Giancarlo, che fa da apri pista,
un po ci attenuano la fatica.
A circa 2000 m, all'altezza dei primi loricati, gli
elementi si scatenano, veniamo accolti da un vento gelido
e da un nevischio ghiacciato mentre la temperatura
è di parecchi gradi sotto lo zero.
Una breve sosta per coprirci meglio, e subito
attacchiamo il canale che ci porterà in cima. Dopo un
po procediamo come automi, un passo dopo l'altro
nel nulla. Il forte vento che soffia da est, a tratti
spazza le nubi ed allora ecco che la luce lunare
rivela vedute da sogno.
Subito dopo ripiombiamo nel buio più assoluto.
Mi sembra di vivere in uno scenario himalayano, tutto
ciò che èesterno al mio corpo è ghiacciato,
la piccozza si attacca ai guanti.
La mia mente è invasa da un turbinio di pensieri,
ed alterno momenti di esaltazione ad attimi di paura.
Certe cose le avevo viste finora solo nei film.
In alcuni momenti, quasi non ci credo,mi sembra di
sognare, tra poco mi sveglio e sono nel mio bel letto,
al calduccio. Invece non è cosi, chiudo e
riapro gli occhi e sono ancora qua, che arranco
ripercorrendo le stesse orme di quelli che mi precedono.
Ad un tratto mi chiedo: e se adesso mi
succedesse qualcosa, cosa ne sarebbe di me, morirei?
nel non saper rispondere, comprendo tutta
la grandiosità dell'impresa che stiamo conducendo.
Poi nel sentir Gerardo che dice di voler proseguire
per ilDolcedorme, nel veder Giuseppe che sale
con l'unica preoccupazione di non cedere ai colpi
di sonno, e Massimo, che nel buio più nero e nella
nebbia più fitta, ci porta dritto sparato
all'inghiottitoio posto sotto la cima,
mi sento invadere da una nuova forza e sento
l'adrenalina salire, allora
produco gli ultimi sforzi e con rinnovata energia
supero l'ultima ripida rampa.
Al riparo del vento, un the caldo ci rigenera, e dopo esserci
ulteriormente imbottiti, attacchiamo la vetta che
raggiungiamo alle 6,40 nel buio totale
e sotto una coltre di nebbia cosi fitta e piena
di nevischio, che nemmeno il gelido vento riesce a scalfire.
L'abbraccio liberatorio e l'urlo: "ce l'bbiamo fatta",
sono due momenti che resteranno impressi nella mia
mente e che, insieme al resto di questa
straordinaria avventura, difficilmente dimenticherò.
Qualche foto con le mani ghiacciate e via, di corsa
scendiamo, non si può più stare qui.
Un'infreddolita luce del giorno ci sorprende sulla
via del ritorno. Sei ombre di ghiaccio che avanzano
con il viso segnato dal freddo dal sonno e dalla fatica,
ma anche, disteso e fiero dall'orgoglio e dalla
soddisfazione.
Grande Massimo....... Grande Giuseppe.......Grande Giancarlo......
GrandeGerardo........Grande Carmelo..........Grande Franco.
E Grande anche la nostra impresa.
Un lauto pranzo dal mio amico Carlo del Rifugio
De Gasperi, pone il giusto sigillo alla fine di questa
sensazionale avventura.




